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LA CHIESA PARROCCHIALE
Risale al XVII secolo e fu dedicata a San Lorenzo. Si può considerare un bel esempio del tipico, modesto e dignitoso, barocco piemontese. La facciata in cotto si risolve a due piani sovrapposti. Leggermente in curva, presenta due lesene ai lati che vengono poi coronate da un cornicione sempre in cotto, sapientemente ondulato. Il portale è semplice e a lieve sporgenza. Finestra superiore ovale con cornice bianca modulata. Il campanile, nella parte inferiore, è precedente alla chiesa (si presume che costituisse parte del torrione a lato di uno degli ingressi che si aprivano nelle mura che circondavano il castello). La parte superiore, in mattoni, è del periodo della chiesa. L'interno, pure barocco, è stato restaurato recentemente. Di notevole pregio sono: i piccoli tabernacoli di stucco, di ottima fattura (due sono andati purtroppo distrutti nel restauro), il crocifisso ligneo, le pitture dei quattro evangelisti del Morgari, paramenti sacri del '700, due reliquari, quattro calici (1700-1800), tele del '600, '700, '900. Notevoli sono gli stucchi del '700 nella cappella di Sant'Antonio (era la cappella funeraria dei castellani, poi trasformata durante la costruzione della chiesa) ed ovali con pitture a soggetti francescani.
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SAN ROCCO
Antica cappella situata al centro del paese, semplice nelle linee architettoniche che, fortemente risentono degli interventi cinquecenteschi di ampliamento. L'attuale ingresso era in origine un porticato con ampia arcata. Abside rettangolare e semplice prospetto a capanna con portale e finestra ad arco. E' la tipica configurazione che sommariamente caratterizzerà le numerose cappelle sorte su queste colline successivamente nel 1600, a seguito dell'epidemie pestilenziali e del rinnovamento religioso del dopo controriforma. Ma per il San Rocco fu solo un adattamento, la primitiva cappella del sec. IIXX venne ampliata ed in parte ricostruita. Vennero coperte anche le antiche decorazioni. Dopo il rifacimento del sec. XVI, divenne stabilmente sede di concregrazioni religiose a cui, presubilmente, si deve l'erezione del campanile (sec. XVII), in questo periodo la chiesetta svolse funzioni di parrocchiale mentre si costruiva la nuova chiesa. Ancora nel 1930 la cappella ospitava congregazioni religiose. Poi venne dimessa. Durante i lavori per l'adattamento a palestra della chiesa (1971), vennero casaualmente alla luce alcune parti di muro. E' così riaffiorata una considerevole superficie pittorica raffigurante il Cristo a giudizio da Pilato ed Erode, messo a confronto con Barabba, al di sopra sono parzialmente visibili le inferiorità di altre parti sceniche di monumenti della passione. La parete laterale sinistra, su cui stanno le pitture, è parte di ciò che rimane dell'originaria cappella romanica, ampliata nel 1593. I dipinti, che con alcune figure si estendono anche alle due lesene delimitanti la parete, risalgono alla seconda metà del secolo XIV. L'acuta linea goticheggiante che individua le numerose figure, pur risentendo ancora di certe "grevità", già scioltamente contorna a caratterizzare i personaggi, scevra di quella impersonalità che nel periodo romanico distingue le divinità. Il tema religioso è svolto quasi "cronosticamente", e la composizione equilibrata dei gruppi di personaggi quasi si sovrappone alla drammaticità dei racconti, che traspare dalla figura del ladrone Barabba. La scena centrale è dominata da una femminea figura di donna, minuziosamente descritta anche negli ornamenti muliedri. Le raffigurazioni sono suddivise rettangolarmente secondo il fare gotico. La facciata è stata restaurata recentemente (1996). |
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IL SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA NEVE
Il Santuario della Madonna della Neve, di costruzione quattrocentesca che, anche se non presenta nella facciata i primitivi lineamenti stilistici, ciò dovuto a restauri, rimane pur sempre un valido esempio architettonico del periodo, specialmente nella torre campanaria. La chiesa, a tre navate, senza transetto, con abside rettangolare, forse in parte ricostruita, presenta nella navata centrale copertura a volte e a crocera, mentre nelle laterali a botte, conservava il primitivo pavimento in cotto. Aveva una magnifica balaustra in legno scolpito e dipinto di raffinata eleganza, purtroppo asportata la notte del ventiquattro novembre 1973. L'altare era sormontato da una tela con la Vergine, copia di un originale rubata nel 1985. Nella stessa data vennero inoltre trafugati candelabri, porte decorate e parte di un confessionale con pulpito. Il dipinto originale, di rara bellezza, era in stile rinascimentale (era stato attribuito alla scuola raffaellesca). Nell'interno alcuni affreschi del sec. XV riaffiorano dall'intonaco; nell'abside, ben visibile, è una Madonna con Bambino di rara bellezza (1400). Verso la fine del 1500 e inizio del 1600 la chiesa aveva ancora funzioni di parrocchiale con il titolo di San Giorgio, al periodo immediatamente successivo appartengono i magnifici stucchi dell'altare della navata di destra, a memoria di un grande uomo d'armi come chiaramente testimoniano le insegne nobiliari: la spada, la croce, l'elmetto e lo scudo che compongono il trionfo. Purtroppo nel recente restauro è stato asportato. La torre campanaria, di pianta quadrangolare, altissima, è di straordinaria leggerezza. Interessanti sono anche le decorazioni sul prospetto. ai lati motivi decorativi, al centro due angeli che sorreggono la croce. Nella nicchia sopra il rosone si trova una statua della vergine. All'interno vi sono ancora pitture di recente fattura. Gli stucchi dell'altare maggiore ricordano quelli della cappella funeraria dei signori di Lequio. Nella sacrestia, dentro un vecchio mobile, sono stati trovati numerosi stendardi di associazioni religiose dei vari paesi della langa, lasciati in omaggio alla Vergine durante i pellegrinaggi che da tutta la diocesi si facevano al santuario. La balaustra dell'altare maggiore portava i fori portastendardi per le celebrazioni. |
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VIA CRUCIS
Le stazioni si snodano dal santuario della Madonna della Neve fino alla sommità della collinetta dove sorgeva il castello. A Lequio li chiamano "I Piloni": sono tante cappelline in cotto con addossate formelle in ghisa a bassorilievo, rappresentanti i misteri del rosario. Sono state restaurate nel 1972 a cura della Pro-Loco. |
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CAPPELLA DI S.MICHELE
Sorge in località Bricco. E' una piccola chiesetta a pianta rettangolare, situata in posizione stupenda: a cavallo tra la valle Belbo e Lequio. Risale al 1600 e conserva all'interno una pittura su tela raffigurante San Michele che uccide il drago, opera di Bellisio Boeris, restaurata nel 1995.
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LE CASE DI LEQUIO BERRIA
Numerose case meritano una visita per la loro originalità tipicamente langarola. In fondo alla piazza principale, sulla destra, sorge una tipica casa del 1700. Al bivio per la borgata Larù vi sono i resti di un caseggiato del 1600, con il loggiato in pietra. Altre interessanti case sono in via Canetti, ed in via Castello, alla cui sommità sorge una una casa in pietra con pozzo. Sulla piazza si affaccia la palazzina Busca dove è possibile ammirare la torretta di fine '800. |
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MONUMENTO A GIOVANNI FRANCESCO PRESSENDA
Busto in bronzo raffigurante il Lequiese Giovanni Francesco Pressenda, opera dello scultore Reduzzi di Torino, risalente al 1912. G. F. Pressenda fu un celebre liutaio nato nel 1777 alla Burdia, borgata di Lequio Berria, noto in tutto il mondo per la sua abilità, e paragonato a Stradivarius, usò una vernice rosso-arancione che diede ai suoi violini una sonorità unica ed eccezzionale. I suoi strumenti sono ora ricercati per le loro qualità sonore ed estetiche. |